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  Elementi generali sull'economia angolana
 
Banca Centrale Angolana

Il Governo angolano dal 1991 ha avviato un processo di progressiva privatizzazione abbandonando il sistema marxista. In questi 15 anni l’economia del paese ha cambiato totalmente fisionomia, passando dal collettivismo comunista al sistema del mercato. Dalla fine della guerra civile, nell’aprile del 2002, è in corso una seconda transizione: dall’economia di guerra a quella di pace.

Il motore della ripresa dello sviluppo economico e sociale è stata la scoperta, con la messa in produzione, di ricchissimi giacimenti petroliferi (soprattutto offshore). L’Angola, che nel 2003 aveva una capacità estrattiva di 900.000 barili al giorno, ha superato nel corso del 2005 la soglia di 1.240.000 barili al giorno e si prefigge di raddoppiare la sua produzione entro il 2008.

Gli idrocarburi, che rappresentano il 95% delle esportazioni angolane e il 90% delle entrate statali, incidono per oltre il 60% nella formazione del PIL che ha un trend di crescita decisamente molto positivo (12,2% nel 2004 e 16% stimato dal FMI nel 2005).

Banca Centrale Angolana

L’Angola è anche ricca di giacimenti diamantiferi, che la collocano al quarto posto nella graduatoria mondiale dei produttori, di oro, fosfati, uranio, ferro, rame, mercurio rosso, bauxite e grazie alla consistente abbondanza di acqua della rete fluviale offre ampie possibilità agricole e di sfruttamento idroelettrico.

Il governo ha varato nel 2003 un’apposita legge per favorire gli investimenti stranieri e nel solo primo semestre del 2005 sono state registrate 169 proposte di investimento per 342,5 milioni di Euro.

Nonostante questi dati di base molto positivi, che fanno dell’Angola uno dei paesi potenzialmente più ricchi del continente africano, circa il 65% della popolazione vive in condizioni di povertà, il 25% è in condizioni di estrema povertà con un analfabetismo molto elevato soprattutto tra le donne e nelle aree rurali; questo fu si che il paese figuri al 160° posto (su 177) nel rapporto sullo sviluppo umano pubblicato dall’UNDP nel 2005.

Il combinarsi di tutti questi elementi ha spinto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le campagne per riversarsi in città, tanto che la capitale Luanda ha visto raddoppiare la sua popolazione nel giro di 10 anni (ora conta circa 4.500.000 abitanti) trasformandosi in un’immensa e formicolante megalopoli, con una profonda crisi abitativa, carenza di strutture, con il 70% dei residenti che non hanno accesso ai servizi di base come elettricità e acqua. Per contro il traffico automobilistico cittadino diventa progressivamente sempre più caotico sino a sfiorare la paralisi in parecchie ore del giorno.

Banca Centrale Angolana

L’economia di mercato, le rendite petrolifere, un maggiore controllo di politica monetaria e di gestione amministrativa hanno fatto sì che l’inflazione sia scesa dal picco del 3.000% del 1995 al 98,3% del 2003 e al 43,6% del 2004 (fonte FMI).

Attualmente essa è stimata intorno al 26% e malgrado gli sforzi appare ancora lontano il raggiungimento dell’obbiettivo del Governo di raffreddarla al 15%. La moneta locale (Kwanza) ha subito nel 2004 una svalutazione del 15% rispetto al dollaro americano, risultato questo molto migliore di quello dell’anno precedente (2003) che aveva visto una svalutazione del 71%. Ma non si tratta di un’operazione virtuosa autosostenibile derivante da una crescita insita, bensì dalla forzata azione di sostegno alla valuta da parte della Banca Centrale con effetti negativi per lo sviluppo dell’economia locale, che non può ovviamente competere con la qualità dei prodotti importati. Se la Banca Centrale interrompesse questo sostegno, a seguito di un ripiegamento delle quotazioni petrolifere, il valore del Kwanza potrebbe scendere drammaticamente. È indicativo a tale proposito che i Buoni del Tesoro angolano a sei mesi corrispondono il 39,48% su base annua, mentre quelli a tre mesi corrispondono il 31,46%.

Banca Centrale Angolana

Grazie alle previsioni di forte crescita della produzione petrolifera per i prossimi anni,   soprattutto dei giacimenti offshore, considerati fra i più ricchi dell’Africa occidentale, il paese dovrebbe continuare a beneficiare di una positiva crescita dell’economia. Per la classe dirigente la sfida consiste nell’effettivo trasferimento della ricchezza prodotta alla maggioranza della popolazione, mentre la classe degli imprenditori e del mondo degli affari deve fare i conti con il precario stato delle infrastrutture al di fuori delle principali città, con i trasporti e le comunicazioni estremamente difficili e con le condizioni di sicurezza. 

L’Angola é membro di due Organizzazioni regionali africane: la SEAC (Comunitá economica degli Stati dell’Africa Centrale) e la SADC (Comunitá di sviluppo dell’Africa Australe). Dal 2002 si registra una crescente partecipazione angolana sul piano politico e tecnico nella SADC, elemento che contribuisce ad una maggiore integrazione economica con i paesi limitrofi, soprattuto Sud Africa e Namibia.

 

 
L'economia angolana ha registrato nel 2006 una crescita positiva
 

L'Angola sta vivendo un momento magico della sua crescita economica, verso la  quale il governo e il popolo angolano  hanno fatto un passo decisivo e in questi ultimi anni i risultati cominciano ad essere visibili attraverso i principali indicatori economici.

Il  Prodotto Interno Lordo ha avuto una crescita notevole passando dal 3,4% nel 2003 al 20% nel 2006. L'economia angolana è una delle poche a livello mondiale che ha avuto una tale crescita.  

Il pil pro capite è passato dai 700 dollari nel 2002 a 1985 dollari nel 2005. L'inflazione che nel 2002 (anno della firma degli accordi di pace) era del 105%, è passata lo scorso anno al 10% e si spera che nell'anno corrente possa ridursi ancora.

La moneta nazionale si sta rivalutando rispetto al dollaro, che è una delle monete di riferimento in Angola. L'investimento pubblico e quello privato, sia quello nazionale sia quello proveniente dall'estero, sono cresciuti soprattutto nell'ambito del petrolio, dei diamanti, dell'agricoltura, della pesca, dell'industria e delle opere pubbliche.

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L'Angola continua ad onorare i suoi impegni per ciò che riguarda il debito estero e ciò favorisce l'accesso a nuove linee di credito, necessarie alla ricostruzione del Paese.  
Il tasso di disoccupazione, che era molto elevato, si sta riducendo grazie anche al ritorno delle popolazioni alle terre coltivabili e alla creazione di nuove imprese.

Il settore del petrolio e quello dei diamanti, che sono per l'Angola le due fonti principali di ricchezza, negli ultimi anni sono cresciuti in modo significativo. La produzione del petrolio ha raggiunto l'1,5 milioni circa di barili al giorno nel 2006, facendo sì che l'Angola diventasse il secondo maggiore produttore nell'Africa sub-sahariana, dopo la Nigeria. La produzione è aumentata anche per ciò che riguarda i diamanti, raggiungendo nel 2004 i 6,6 milioni di carati.

Le esportazioni dell'Angola sono globalmente passate da 8 milioni di dollari nel 2002 a 23 milioni nel 2005, crescita dovuta soprattutto all'esportazione di questi due prodotti.  
Inoltre il Governo  si sta impegnando per diversificare la produzione ed evitare che l'economia dipenda soltanto da questi prodotti. Già durante lo scorso anno si è registrata una crescita del 14% nei settori non petroliferi.

Dopo quarant'anni di guerra civile, la politica del governo angolano si sta dirigendo verso vari fronti fondamentali, quali la riabilitazione umana, fondamentale per una pace definitiva e duratura, la ricostruzione nazionale e le riforme politiche.

Ai fini della riabilitazione umana, il Governo ha incoraggiato il ritorno alle aree di origine di cerca 4,5 milioni di angolani che vivevano come rifugiati di guerra sia nelle periferie delle città, sia  nei paesi confinanti, con il conferimento di materiali per la   ricostruzione delle case, di sementi e di strumenti agricoli. Grazie a questo sforzo la produzione è in continuo aumento e si spera di poter raggiungere nei prossimi anni l'autosufficienza alimentare.

Banca Centrale Angolana

Riguardo alla ricostruzione nazionale, è stata data la priorità alla costruzione di strade, ferrovie e porti per permettere la libera circolazione delle persone e dei  loro beni, così come a quella di ospedali e di scuole, affinché la gioventù possa migliorare le conoscenze e aggiornarsi per dominare le nuove tecnologie. La risistemazione dei sistemi di acqua, corrente elettrica e di sanità dell'ambiente dei principali centri urbani è ugualmente tra le principali priorità.

Nell'ambito della riforme politiche, si può affermare che la democrazia si è instaurata nel Paese, i vari partiti stanno esercitando il loro ruolo nel Parlamento e nel governo e si parla di un Governo di riconciliazione nazionale. Attualmente si sta lavorando al censimento della popolazione in vista delle elezioni del prossimo anno.

 
Una gamma di opportunità per gli investitori stranieri  
 

L'Angola ha una politica fiscale che favorisce gli investitori stranieri. Attualmente, oramai lontani i fantasmi della guerra, l'economia si sta avviando verso una vera crescita, le opportunità di affari e la conseguente rendita degli investimenti sono eccellenti.  

Ora che il Paese presenta un clima di prosperità in campo economico, vari imprenditori stranieri, già presenti con molti investimenti nel mercato mondiale, stanno dimostrando interesse nell'investire nel territorio angolano.

Il gruppo Italiano Cremonini, rappresentante dell'azienda Inalca, produttrice di carne bovina, è uno degli esempi concreti.  

L'Inalca è un gigante a livello mondiale specializzato nella produzione di carne. In Angola, dove si trova già da molti anni, ha un movimento d'affari che si aggira intorno ai 30 milioni di dollari annui e ha intenzione di estender ancor più il commercio nel Paese, sfruttando anche il settore agricolo e dell'allevamento.  

Le condizioni per l'investimento privato nella Repubblica d'Angola sono tra le migliori del continente africano. Per gli imprenditori stranieri la Legge per l'Investimento Privato prevede quindici anni di esenzione fiscale, oltre tanti altri vantaggi.  

Il Governo angolano non applica criteri burocratici che danno luogo a tempi lunghi  per chi voglia investire nel Paese, ma stabilisce alcuni presupposti che portano dei vantaggi sia al Paese stesso sia agli investitori.

In questo modo, gli investitori devono rispondono ai seguenti requisiti:

- La presentazione del certificato di registro di investimento privato con la autorizzazione dei servizi doganali, la cui copia sarà inviata alle dogane insieme all'elenco di tutto l'equipaggiamento da investire.  

- Il registro delle operazioni d'ingresso nel Paese di macchinari, equipaggiamenti, accessori ed altro materiale è effettuato in base al loro valore CIF (costo, assicurazione e noleggio) in moneta straniera e al loro controvalore in moneta nazionale, secondo il tasso di cambio del giorno del loro arrivo.

- L'esenzione di sei anni dal pagamento dei diritti e di altre imposizioni  doganali sui beni ed equipaggiamenti, inclusi i macchinari pesanti e tecnologici, dall'inizio allo sviluppo delle operazioni di investimento. L'investitore deve soltanto pagare l'imposta di bollo e le tasse per le prestazioni di servizi.

- L'esenzione di cinque anni dai diritti doganali per le merci incorporate o consumate direttamente durante la produzione di altri prodotti, a eccezione dei beni di equipaggiamento, degli accessori e della materia prima prodotta all'interno del Paese. Per questo genere di merci l'investitore deve pagare solo l'imposta di bollo e le tasse per le prestazioni di servizi.  

- L'esenzione dall'imposta industriale fino a quindici anni per i profitti derivanti dagli investimenti, così come dell'imposta industriale sul prezzo dell'appalto e per i sub appaltatori contrattati per l'esecuzione del progetto d'investimento.

- Le spese per la costruzione e la riparazione di strade, ferrovie, telecomunicazioni, il rifornimento di acqua e le infrastrutture sociali per i lavoratori, per le loro famiglie e per la comunità, così come le spese per la formazione professionale e l'investimento nel settore culturale, incluso l'acquisto di oggetti d'arte di autori e creatori angolani sono considerati come costi e possono essere  detratti dalle imposte.

In questo modo si può affermare  che dal punto di vista delle contropartite non ci sono impedimenti per gli investitori che vogliano impegnarsi in affari in Angola, poiché esistono le condizioni in termini globali per il buon andamento dell'attività imprenditoriale.  

 

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