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Intervento del Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano in occasione della presenta-
zione degli auguri del Corpo Diplomatico
   
Autore/Fonte: aPresidenza della Repubblica Italiana
Pubblicato: g19-12-2007 Multimedia
       
Intervento del Presidente della Repubblica </br>Giorgio Napolitano in occasione della presenta-</br>zione degli auguri del Corpo Diplomatico

Il Presidente Italiano Giorgio Napolitano
 

 

Eccellentissimo Decano,
Signore e Signori Ambasciatori,
Signore e Signori,

La ringrazio, Signor Decano, per le cortesi e non formali espressioni di riconoscimento e di augurio che Ella ha rivolto all'Italia e alla mia persona, a nome dell'intero Corpo Diplomatico. Da parte mia, facendomi interprete dei sentimenti di amicizia che legano l'Italia ai vostri Paesi, desidero ricambiare a voi tutti, signore e signori Ambasciatori, i più fervidi voti per il Natale e per il Nuovo Anno.


Quello che si sta per chiudere è stato un anno importante per l'Italia, per l'Europa, per la comunità internazionale nel suo insieme. Un anno non facile, critico o problematico sotto molti aspetti; tra questi non posso non menzionare in primo luogo la perdurante minaccia e aggressione del terrorismo, che si è riproposta nei giorni scorsi così tragicamente ad Algeri. Ma vi sono stati, nell'anno che si sta chiudendo, anche molti momenti positivi. Basti pensare, per quanto riguarda l'Europa, alla firma del Trattato di Lisbona e, sul piano internazionale, alla Conferenza di Annapolis, che ha dato nuovo impulso al processo di pace in Medio Oriente. Ed è di ieri lo storico voto con cui l'Assemblea Generale dell'ONU ha approvato la moratoria della pena di morte.


Dobbiamo comunque prendere atto del fatto che viviamo in un mondo che diventa strutturalmente sempre più complesso e difficile da governare. Le dinamiche economiche e finanziarie; il progressivo incremento della domanda di energia; la crisi dell'ambiente e l'urgenza di un'azione volta a salvaguardarlo ; la stringente necessità di superare intollerabili diseguaglianze economiche e sociali, all'interno delle nostre società e fra popoli che vivono in aree geografiche diverse: tali sfide globali, che trovano la loro sintesi nell'impegno a garantire la pace e la sicurezza internazionale, possono essere affrontate solo rafforzando gli strumenti di governance al livello mondiale. Ciò richiede una convinta assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale e delle istituzioni che la rappresentano, prima fra tutte l'ONU.


E' proprio questa consapevolezza che spinge l'Italia a sottolineare l'importanza di costruire un sistema internazionale basato sul "multilateralismo efficace", centrato sulle Nazioni Unite e su un sistema di regole condivise. L'Italia ritiene da sempre che le Nazioni Unite costituiscano il foro più appropriato per affrontare le principali sfide globali, la fonte di legittimazione degli interventi della comunità internazionale nelle aree di crisi.

Abbiamo dimostrato e continuiamo ogni giorno a dimostrare nei fatti questo nostro attaccamento alle Nazioni Unite, in particolare attraverso la partecipazione a numerose missioni di pace sotto l'egida dell'ONU, dal Kossovo all'Afghanistan al Libano.
Il nostro convinto ancoraggio al primato dell'ONU, non ci impedisce di guardare ad altre importanti istanze operanti al livello mondiale - tra esse il G8 - e di sottolineare il ruolo concreto dei processi e delle istanze di integrazione regionale.


La presenza dell'Italia in Consiglio di Sicurezza per il biennio 2007-2008 è per il nostro paese un'ulteriore opportunità per portare il nostro contributo di idee ed azioni a vantaggio della pace e della stabilità internazionale. In questo mese, come sapete, l'Italia ha la presidenza mensile del Consiglio. Ci impegneremo per focalizzare l'attenzione di quest'ultimo su alcune delle più cruciali questioni internazionali del momento, dal Kossovo al Medio Oriente, nel quadro dei seguiti della Conferenza di Annapolis, al Libano la cui stabilità e piena sovranità è centrale per una pace sostenibile in quella regione.
L'Europa resta nostro punto di riferimento essenziale, accanto al multilateralismo fondato sull'ONU.

L'Italia è profondamente convinta che un'Europa unita, capace di parlare con una sola voce e di fare la sua parte nel mondo d'oggi, in un quadro di limpida solidarietà transatlantica, possa essere un fattore decisivo della costruzione di uno stabile e più giusto ordine globale. L'Unione Europea è riuscita a stabilizzare e a riunificare su basi volontarie - per la prima volta nella storia - il continente europeo. Mancano all'appello - tra i membri dell'Unione Europea - solo alcuni paesi, a cominciare da quelli dei Balcani Occidentali. L'Italia resta un sostenitore coerente dell'allargamento dell'Unione a questi paesi, perché siamo convinti che la tragica pagina degli Anni Novanta verrà voltata definitivamente soltanto quando i Balcani saranno a pieno titolo in Europa. Sono fiducioso che l'anno che sta per iniziare potrà segnare progressi importanti in questa direzione.


L'Europa si trova a dover assumere sempre più responsabilità "globali". Il Trattato firmato pochi giorni fa a Lisbona ha consentito di salvaguardare le innovazioni istituzionali indispensabili in una Europa a 27 membri, che erano contenute nel progetto di Trattato Costituzionale. Si è però persa la chiara visione, che in quel progetto era contenuta, della volontà di costruire l'Europa politica. E' questo - la costruzione dell'Europa politica - un obiettivo al quale l'Italia non intende rinunciare.


Dopo aver realizzato l'integrazione economica, l'unificazione monetaria e lo spazio giuridico comune, l'Europa deve ora assumersi e condividere con gli altri principali attori internazionali la responsabilità di dare risposte efficaci alle sfide globali del nostro tempo. E per far ciò é necessario che disponga di strumenti istituzionali adeguati.

La ratifica del Trattato di Lisbona in vista della sua entrata in vigore nel 2009, prima delle prossime elezioni europee, rappresenta pertanto un'assoluta priorità. L'istituzione di una Presidenza stabile del Consiglio Europeo, e di un Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, assistito da un Servizio per l'Azione Esterna, consentirà all'Unione di essere più coesa ed efficace sul piano internazionale.
Altro storico pilastro della politica estera dell'Italia è il nostro impegno atlantico.

Con gli Stati Uniti ed il Canada condividiamo un'alleanza di lunga data fondata su un patrimonio irrinunciabile e sempre vivo di valori ed interessi comuni, come ho potuto ancora una volta verificare in occasione della mia recentissima visita negli Stati Uniti. L'Italia resta fra i più convinti fautori dell'intensificazione delle relazioni transatlantiche quale elemento qualificante della sua politica estera e della politica dell'Unione Europea.


Al tempo stesso siamo coerentemente convinti che il rafforzamento dell'Europa, anche nella sua componente di politica estera, di sicurezza e di difesa, potrà portare un contributo rilevante alla promozione, nel mondo, degli ideali e dei valori che Europa e Nord America condividono.
Il nostro impegno nella NATO, e il nostro apporto alla stessa direzione dell'Alleanza, debbono congiungersi con lo sviluppo più attento e coerente di una strategia di cooperazione con un grande paese vicino come la Russia, il cui contributo alla soluzione di tutte le questioni globali va ricercato attivamente.


Speciali vincoli culturali ed umani, sensibilità e tradizioni comuni legano l'Italia ai paesi ed ai popoli dell'America Latina e dei Caraibi. Per far compiere alle relazioni con quei paesi un salto di qualità è stato dato avvio quest'anno ad una intensa attività sul piano politico e diplomatico. La Conferenza svoltasi a Roma nell'ottobre scorso ha testimoniato la volontà e l'impegno dell'Italia di rafforzare i rapporti con i paesi latino-americani sia bilateralmente, sia nel più ampio quadro della rinnovata attenzione dell'Unione Europea verso la regione.

Ne sono stati esempio anche i miei incontri con numerosi Capi di Stato latino-americani, tra i quali mi piace ricordare la Presidente del Cile che abbiamo ricevuto in visita di Stato e la cui visita restituirò tra pochi mesi.
L'Italia considera la stabilità del Medio Oriente un elemento assolutamente cruciale per la pace internazionale. Per troppi anni questa regione è vissuta nell'incertezza del suo presente e del suo futuro. I risultati positivi della Conferenza di Annapolis ci danno fiducia e speranza.

Ci sarà bisogno nei prossimi mesi di un forte impegno di tutti i membri della comunità internazionale e dei paesi della regione per realizzare entro la fine del 2008 gli obbiettivi delineati ad Annapolis. L'Italia è fermamente convinta che la soluzione del problema israelo-palestinese resta il presupposto indispensabile per costruire un clima di fiducia nella regione e per dare vita ad un nuovo ordine basato sul rispetto reciproco, sulla moderazione, sulla convivenza pacifica.

L'Italia e l'Europa intendono dare il massimo contributo per il successo di questo processo, anche e in particolare sul piano delle relazioni economiche.
Il rilancio della cooperazione nel Mediterraneo rappresenta anch'esso una scelta di fondo per l'Italia e per l'Unione Europea. Il Mediterraneo è un'area le cui enormi potenzialità politiche, economiche e culturali non sono ancora state appieno utilizzate.

L'Italia ritiene che le sfide in questa regione debbano essere affrontate soprattutto in un'ottica multilaterale e con gli strumenti esistenti del partenariato regionale, che possono essere ulteriormente rafforzati. Occorre anche un pieno coinvolgimento dei governi e delle società civili dei paesi dell'area per portare avanti azioni condivise nei settori cruciali della sicurezza, dell'ambiente, dell'energia, delle infrastrutture e del dialogo interculturale, per il cui sviluppo il Mediterraneo può costituire un importante "laboratorio".


La pace nel mondo non può prescindere dai progressi nella stabilizzazione dell'Afghanistan. E' un compito che assorbe molte energie militari, politiche, economiche. Ma è un compito che dobbiamo portare avanti con pazienza e lungimiranza. E' una responsabilità comune, e non solo dell'Occidente, che deve impegnare in maniera positiva anche i paesi vicini. L'Afghanistan rappresenta per l'Italia un impegno di lungo periodo, come indicano la presenza del nostro numeroso contingente militare ed i nostri sforzi nel campo del consolidamento delle istituzioni democratiche di quel paese, in particolare nel settore della giustizia. E' evidente che, al di là del contenimento del terrorismo e dell'estremismo, una pace sostenibile in Afghanistan non può prescindere da una efficace ricostruzione del tessuto politico ed economico del paese, sulla quale deve ora concentrarsi la strategia internazionale.


L'Italia guarda con grande attenzione all'Asia. Quel continente vive oggi una fase di straordinario dinamismo, che accresce la capacità dei Paesi della regione di partecipare attivamente alla definizione delle regole e dei processi della governance politica ed economica mondiale. A un impetuoso sviluppo economico e sociale non può non accompagnarsi una crescente affermazione dei diritti e della dignità della persona umana.


L'Italia riconosce pienamente la crescente rilevanza dell'Africa sulla scena internazionale ed attribuisce un peso sempre maggiore ai rapporti con tutti i paesi del continente. Guardiamo con grande interesse ed ottimismo allo sviluppo di processi virtuosi nel continente africano, incluso il consolidamento delle organizzazioni regionali, ed in particolare dell'Unione Africana, che hanno deciso di assumersi crescenti responsabilità per garantire pace e sicurezza nel continente.

E' questa convinzione che ha indotto l'Italia ad istituire un Fondo bilaterale di 40 milioni di euro per sostenere l'Unione Africana ed accrescerne le capacità di mantenimento della pace. Il recente vertice Unione Europea-Africa ha segnato un momento importante per il rilancio di un dialogo diretto e al massimo livello tra i due continenti. I documenti approvati a Lisbona definiscono un quadro positivo di collaborazione decennale a tutto campo, ispirato ai principi di una nuova partnership più matura e paritaria.


Abbiamo di fronte sfide gravissime alla nostra sicurezza che hanno carattere globale. Mi riferisco in particolare alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e al cambiamento climatico.
Non c'è minaccia più grave alla nostra sicurezza e alla stabilità internazionale della proliferazione delle armi di distruzione di massa, in particolare di quelle nucleari. Una corsa al riarmo nucleare va evitata nell'interesse di tutti attraverso una diplomazia paziente, ma ferma.

Le armi nucleari non servono a guadagnare rispetto e "rango" internazionale, ma, al contrario, alimentano il sospetto e la sfiducia da parte della comunità internazionale nei confronti dei paesi che intendono dotarsene. Dobbiamo impegnarci tutti per preservare e rafforzare ulteriormente il Trattato di Non Proliferazione, che resta una pietra angolare.
Sarebbe inaccettabile che in nome di una legittima aspirazione ad accedere all'uso pacifico dell'energia nucleare, venissero perseguiti invece, da parte di qualsiasi Stato, programmi di produzione di armamenti nucleari.

L'Italia intende adoperarsi - in sintonia con le recenti decisioni del Consiglio Europeo - perché si trovi una soluzione negoziata a lungo termine alla questione nucleare iraniana.
Uguale rilievo riveste per l'Italia la lotta ai cambiamenti climatici. Il clima è un "bene pubblico comune" e in quanto tale dobbiamo proteggerlo insieme.

L'Italia e l'Europa hanno scelto di "guidare attraverso l'esempio", assumendosi impegni particolarmente gravosi di riduzione dei gas a effetto serra. Ma fenomeni di natura globale come il cambiamento climatico possono essere affrontati con qualche speranza di successo solo con politiche ampiamente condivise sul piano mondiale. In questo senso possiamo oggi salutare, pur nei suoi limiti, l'intesa raggiunta a conclusione della Conferenza di Bali.


Vorrei infine sottolineare l'importanza della dimensione etica nella nostra politica estera. L'Italia crede nei valori della democrazia e del rispetto della persona umana come asse portante di un ordine internazionale giusto e stabile. Siamo convinti che, pur nel rispetto delle diversità tra popoli e continenti, questi valori debbano accomunarci. La nostra battaglia per la moratoria sulla pena di morte riflette questa nostra profonda convinzione.

Non è per noi un punto di arrivo, ma una base di partenza.
Concludo ringraziandola, Monsignor Bertello, per le sue cordiali espressioni di fiducia nell'Italia e nel suo impegno per la salvaguardia della pace e per il progresso dei popoli : un impegno che ho cercato qui di ripercorrere sinteticamente esprimendo - ne sono certo - quel che può unire e unisce le forze rappresentative di entrambi gli schieramenti politici senza divisioni di parte.


Con questi sentimenti, esprimo a Voi tutti, alle Vostre famiglie, ai Paesi che rappresentate, i miei migliori auguri per le prossime Festività e per un anno di pace.

 
 
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