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Nzinga Mbandi, Regina d’Angola
   
Autore/Fonte: a
Pubblicato: g26-02-2010 Multimedia
       
Nzinga Mbandi, Regina d’Angola

Regina Nzinga Mbandi Ngola
 

 

Nzinga Mbandi, Regina d’Angola


Di: LEO SALVADOR / ARTURO ARNAU (Rivista “Audácia”, Missionari Comboniani del Portogallo)

 

Nzinga Mbandi Ngola, regina di Matamba e Angola nei secoli xvi e xvii, è tra le eroine africane il cui nome la storia preserva a causa del bene compiuto per il suo regno. Le cronache registrano il suo nome in diverse forme: Nzinga, Singa, Nsinga, Ginza e Ana de Sousa (dopo il battesimo), ma uno solo fu il suo ideale: garantire la libertà al suo popolo. 

 

Gli occhi della principessa Nzinga Mbandi si gonfiano di lacrime. Non sopporta quanto vede. La scena è troppo atroce per una bimba di soli dieci anni.

Si libera dalle mani della sorella. Corre in direzione del gruppo di uomini e donne legati da catene, seminudi, che stanno per imbarcare su una caravella portoghese. Dolore e disperazione nei loro occhi. Nzinga non capisce cosa sta accadendo, ma non le piace. Si riavvicina spaventata alla sorella e piange.

 

– Sono schiavi – le spiega – Li portano con la forza, per obbligarli a lavorare in una terra strana e lontana.

Tutto comincia nel 1482, quando i navigatori portoghesi approdano sulle coste di Angola e, in seguito, conquistano molti regni. E si stabiliscono a Luanda, emporio per il commercio di schiavi. Fu Paulo Dias de Novais, nipote del navigatore Bartolomeu Dias a fondare la città fortificata di São Paulo de Assunção de Luanda nel 1578. Agli inizi del xvii secolo da lì partiva una media di 10.000 schiavi l’anno. Il traffico arricchiva molta gente. Gli schiavi erano condotti in Brasile.

 

La principessa Nzinga nasce nel 1582. Ha due sorelle e due fratelli. Suo padre è Ngola Quiluanji, re dei Mbundu, nei territori di Ndongo (Angola) e Matamba (vicino al Congo). Lui non si oppone al commercio degli schiavi ma, per contropartita, esige che i Portoghesi non eseguano battesimi di massa, come avevano fatto nel vicino regno del Congo. Astuto, il monarca ne approfitta per liberarsi di prigionieri di guerra e altri delinquenti. Tuttavia, questa connivenza dura poco, poiché il Portogallo non assicura le contropartite richieste.

 

Morto il padre, gli succede il primo figlio, Ngola Mbandi. Assetato di potere, uccide il fratello e il nipote maggiore, figlio di Nzinga. Essa si allontana dal fratello, da lei odiato, e parte con marito e sorelle verso la montuosa regione di Matamba. Più tardi, tale luogo fungerà da fortezza contro gli attacchi portoghesi.

Nel frattempo, lei si ribella al fratello e decide di assumere le redini del potere. Nel 1624 è acclamata regina dal popolo. La nuova sovrana ha due obiettivi: recuperare l’indipendenza politica e territoriale ed espellere i Portoghesi dal suo regno.

 

Non le viene facile. I Portoghesi non cedono e, un anno dopo essere salita al trono, la destituiscono restituendolo al fratello, con cui è molto più facile trattare.

Nzinga non si da per vinta. Fonda il regno di Matamba. Grazie alla sua diplomazia e forza di persuasione riesce a costituire una grande alleanza tra tutti i nemici del Portogallo, Olandesi inclusi. Riunisce un esercito di 50.000 uomini e donne. I migliori soldati sono schiavi neri riusciti a fuggire dai loro padroni portoghesi. Lei stessa conduce le truppe. Infila un’ascia alla cintura e maneggia senza difficoltà arco e frecce. E, per essere maggiormente rispettata, si veste da uomo e sfoggia pelli di animali, come i re.

 

La tattica militare della sovrana è la guerriglia, questa comincia a indebolire il nemico. I suoi soldati si spostano di continuo e attaccano quando e dove meno lo si aspetta.

Questo potente esercito sconfigge i Portoghesi nel 1629 e, in quattro anni, colleziona importanti vittorie. Attacca e sconfigge anche altri sovrani africani e allarga il dominio territoriale. Conta sull’aiuto degli Olandesi. Ma nel 1648 avviene la battaglia finale. Il Portogallo sconfigge Nzinga e le truppe olandesi, riconquistando Luanda.

 

Otto anni dopo, la regina firma un trattato di pace e dichiara: «Non voglio più guerre né nuove conquiste. Voglio stabilirmi nel mio regno e fondare città e villaggi dove tutti possano vivere adeguatamente. Cercheremo di salvare molte anime».

 

Nzinga su taluni aspetti si trova forzata a cedere. Si riconverte al Cristianesimo, perché  si era battezzata, all’età di 40 anni, ma in seguito aveva rinnegato la fede. Riesce ad ottenere anche la liberazione di sua sorella Cambu, la quale era stata prigioniera per otto anni ma, in cambio, deve consegnare 130 schiavi.

 

La regina muore il 17 dicembre 1663 all’età di 82 anni. E il suo regno è indipendente dal Portogallo. Le succede al trono Cambu, che prosegue le sue gesta.

 

 

 

 

Donna di grande carattere

 

Nzinga Mbandi Ngola, angolana, fu leader militare di rilievo che affrontò gli europei trafficanti di schiavi. Combatté per oltre trenta anni. Il suo portamento imponeva rispetto, perché possedeva una postura mascolina, ma emanava anche una femminile eleganza. E si avvalse di entrambi i suoi attributi a seconda di quanto la situazione esigesse. Si è anche servita della religione come mezzo per alleanze e accordi politici.

La sua vita ha ispirato altri africani: Efunroye Tinubu (1807-1885), della Nigeria; Nandi (1760-1827), madre di Shaka Zulu, grande guerriero sudafricano; Kaipkire, leader degli Herero, popolo della Namibia, nel XVIII secolo; e l’esercito femminile che seguì Behanzin Bowelle, re del Dahomey (l’attuale Benin), dal 1841.

                                                                                                                

 

 

 

 
 
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