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Relazioni Politiche

Aspetti geografici

Il territorio della Repubblica Italiana ha una superficie di 301.504 Km², una lunghezza massima di 1.300 Km ed una larghezza pari a 600 Km; la sua estensione è quattro volte più piccola del territorio angolano (1.246.700 Km²).

Si estende al centro del Mare Mediterraneo, con a sud ed ad ovest due grandi isole: la Sicilia e la Sardegna.

A Nord confina con le Alpi, che si estendono in un amplio semicerchio per circa 1.300 Km, di cui fanno parte le montagne più alte d’Europa: il Monte Bianco (4.810 m), il Monte Rosa (4.638 m) ed il Monte Cervino (4.478 m). Al punto estremo occidentale dell’arco alpino, iniziano gli Appennini che si estendono lungo la penisola italiana per circa 1200 Km, raggiungendo l’altezza massima nel Gran Sasso d’Italia (2.914 m).

Delimitata dall’arco alpino a nord e dalla parte settentrionale degli Appennini a sud, si estende la Pianura Padana, maggiore pianura dell’Europa Meridionale. Questa prende il nome dal più grande fiume italiano che attraversa la penisola per 652 Km.

Altri fiumi importanti sono l’Adige (410 Km), il Tevere (405 Km) e l’Arno (244 km).

Altrettanto numerosi sono i laghi, tra cui quello di Garda (370 Km²), il Lago Maggiore (212 Km²), quello di Como (148 Km²) ed il Lago Trasimeno (128 Km²).

Il territorio italiano presenta variazioni climatiche con estati calde ed inverni freddi, con stagioni ben definite e piogge distribuite nel corso di tutto l’anno.

Popolazione

L’Italia occupa il quarto posto in Europa con circa 60 milioni di abitanti nel 2004.

La densità media della popolazione è di 190 abitanti per km quadrato. Alcune regioni, però, raggiungono valori più elevati; la Campania, 380 abitanti / Km², la Liguria con 346 abitanti /Km², la Lombardia con 350 abitanti / Km²; alcune città arrivano a 1000 abitanti per Km².

Negli ultimi decenni si è verificato un forte processo di urbanizzazione, strettamente legato allo sviluppo industriale del Paese. Attualmente la popolazione urbana rappresenta circa l’80% della popolazione totale.

La lingua italiana

L’italiano, così come il portoghese, il francese e lo spagnolo, è una lingua di origine latina. L’italiano ebbe la sua evoluzione come lingua autonoma intorno all’anno 1000 D.C. Tra il 1300 ed il 1321, Dante Alighieri, padre della letteratura italiana, scrisse la sua celebre opera La Divina Commedia, nella lingua parlata dalla popolazione della regione Toscana. L’Opera di Dante, così come il dialetto Toscano, da allora sono divenuti la base di una lingua comune e dell’unità della penisola italiana. Oggi è la lingua comune italiana. La forma toscana è attualmente la lingua ufficiale dell’Italia. Tuttavia, in ogni regione italiana, fino ad oggi si conservano dialetti propri che sono molto diversi dalla lingua ufficiale e moderna.

Sistema politico

L’Italia è una Repubblica democratica. Il Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica (attualmente Giorgio Napolitano), eletto dal Parlamento ogni sette anni.

Il Governo è formato dal Presidente del Consiglio (Primo Ministro Silvio Berlusconi) e dai Ministri, a cui spetta il potere esecutivo.Il potere giuridico, invece, è esercitato dalla Magistratura, il cui organo massimo è il Consiglio Superiore della Magistratura.

Elemento essenziale della vita politica italiana sono i partiti che riuniscono l’elettorato in base alle diverse tendenze ideologiche.

Amministrazione interna



L’Amministrazione locale è caratterizzata dal Regionalismo, ovvero è costituita da organismi pubblici chiamati organismi territoriali: Regione, Provincia e Comuni. Per far fronte alle esigenze di ogni territorio, i servizi dello Stato sono stati decentralizzati e ogni regione è passata ad amministrare i propri interessi. Per tale motivo, lo Stato ha concesso autonomia alle Regioni, affinché queste costituiscano programmi ed attività collegati alla giurisdizione di appartenenza. In questo modo ogni regione realizza programmi diversi per raggiungere obiettivi differenti all'interno della propria autonomia amministrativa che abbraccia i vari settori della vita regionale, a seconda delle risorse economiche di cui dispone.

I programmi inerenti ai vari settori culturali, sanitario, industriale, agricolo, commerciale, edile, turistico, ecc. raggiungono in questo modo livelli di qualità e di quantità notevoli. Tra le iniziative delle varie regioni italiane negli ultimi tempi, quelle di interesse culturale occupano un posto fondamentale.

In tutta Italia, e non solamente nelle grandi città, ma anche in quelle più piccole, si organizzano frequentemente manifestazioni culturali per la popolazione: tra gli eventi, si distaccano l’Estate Romana e quella Milanese, durante le quali nei teatri, nelle arene e nei grandi spazi all’aperto, hanno luogo eventi di carattere nazionale ed internazionale.

Le regioni attualmente sono 20. Cinque tra queste hanno uno Statuto Speciale, per diversi motivi. La Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia, sia per la loro posizione geografica di frontiera, sia per le loro minoranze linguistiche e le loro peculiarità etniche. La Sicilia e la Sardegna per il solo fatto di essere isole e di avere, quindi, esigenze particolari rispetto alle altre regioni.

Le 20 regioni italiane sono quindi: Piemonte (capoluogo Torino), Valle D’Aosta (capoluogo Aosta), Lombardia (capoluogo Milano), Liguria (capoluogo Genova), Veneto (capoluogo Venezia), Trentino-Alto Adige (capoluogo Trento), Friuli-Venezia Giulia (capoluogo Trieste), Emilia-Romagna (capoluogo Bologna), Toscana (capoluogo Firenze), Marche (capoluogo Ancona), Umbria (capoluogo Perugia), Lazio (capoluogo ROMA, capitale della Repubblica Italiana), Abruzzo (capoluogo L’Aquila), Molise (capoluogo Campobasso), Campania (capoluogo Napoli), Puglia (capoluogo Bari), Basilicata (capoluogo Potenza), Calabria (capoluogo Reggio Calabria), Sicilia (capoluogo Palermo) e Sardegna (capoluogo Cagliari).

Storia

Nel 1476, a Romolo Augusto, ultimo imperatore d’Occidente, successe Odoacre re degli Eruli. Nel 1488, Teodorico, re degli Ostrogoti, invase l’Italia e si autoproclamò Sovrano Assoluto. Il suo Regno durò fino alla sua morte, nel 1526. Giustiniano I, Imperatore d’Oriente, diede l’incarico al Generale Belisario, di espellere dalla penisola italica gli invasori germanici. Mentre l’impero bizantino crollava, nel 1572 i longobardi, altro popolo germanico, invadeva la penisola ed assumeva il controllo dei territori bizantini, fatta eccezione della Regione meridionale della provincia e l’esarcato di Ravenna, al nord.

Alla morte di Alboino, nel 1572, ci fu un periodo di anarchia che portò all’unione di gruppi diversi sotto il comando di un leader regionale chiamato duca. I Longobardi, così come precedentemente i Goti, abbracciarono la religione eretica denominata “ariana”, il che creò continui scontri di carattere religioso con la popolazione nativa, che era prevalentemente cattolica. Alla fine, la conversione al cattolicesimo del Re longobardo Agilulfo (che regnò dal 1590 al 1615), portò ad un periodo di relativa calma. I Longobardi, che volevano consolidare il loro potere economico, iniziarono ad entrare nei territori dello Stato Pontificio. Nel 1754 Papa Stefano II chiese aiuto ai Franchi, che si erano convertiti alla regligione cattolica un secolo prima. Sotto l’impero di Pipino il Breve e successivamente con suo figlio Carlo Magno, i Franchi sconfissero i Longobardi ed il loro ultimo re. Nel 1800 Papa Leone III incoronò Carlo Magno Imperatore d’Occidente.

Nel XI secolo, i Saraceni conquistarono la Sicilia ed assunsero il potere nel sud d’Italia. A partire da questo momento, e per molto tempo, la storia d’Italia è caratterizzata da una serie di successioni di diversi re. Questo periodo di anarchia terminò nel 1926, quando Ottone I, il Grande, Imperatore tedesco, assunse il potere nel nord dell’Italia e prese la corona longobarda, facendosi incoronare imperatore da Papa Leone XII. L’avvenimento è considerato come la nascita del Sacro Romano Impero Germanico.

Fino alla fine del Medioevo, gli Imperatori del Sacro Romano Impero esercitarono il potere sovrano in tutta Italia; nel frattempo, per questioni di carattere pratico l’autorità imperiale divenne simbolica all’inizio del XIV secolo. Il sud d’Italia, intanto, continuava sotto l’influenza bizantina e longobarda.

Nel XI secolo, i Normanni segnarono la fine dell’Impero bizantino e cacciarono i Longobardi e nel 1127 unirono i territori conquistati alla Sicilia, sottratta ai Saraceni. Questi avvenimenti coincidono con la rinascita dell’autorità papale. La disputa tra l’Impero ed il Papato raggiunse un punto di massima tensione nella Lotta per le Investiture. In seguito al Compromesso di Worms (1122), l’Imperatore affidò ai cardinali l’incarico di eleggere il Papa. Man mano che si rafforzava l’influenza del Papato, era sempre più forte l’opposizione al potere esercitato dagli imperatori, che si manifestava nelle, sempre più numerose, città-stato.

Nella penisola, il feudalesimo non era riuscito a stabilirsi in maniera solida come avvenne in Francia ed in Germania, dove l’eredità lasciata dai Romani era forte e dove, per il grande numero di città, il sistema feudale, prevalentemente rurale, non riusciva a consolidarsi. Nel 1167, venne fondata la Lega Lombarda, un’alleanza dei comuni italiani che nel 1183, con la Pace di Costanza, assicurarono la propria autonomia. L’Italia si trovava divisa tra guelfi, a favore dell’Imperatore, ed i loro avversari, i Ghibellini.

Nel 1266, l’Italia meridionale e l’Isola della Sicilia, passarono sotto il dominio della Casa D’Angiò, fino al 1282, anno in cui i siciliani si liberarono dalla dominazione francese ed accettarono la supremazia degli Aragonesi.

Nei comuni dell’Italia centrale e settentrionale, i conflitti tra guelfi e ghibellini continuarono. L’aspetto più progressista dei primi, cozzava con l’atteggiamento conservatore dei secondi, portando a persistenti scontri tra entrambe le fazioni ed un continuo alternarsi di alleanze, conquiste e tregue. La situazione ebbe conseguenze molto negative per il commercio e l’industria delle città del nord. Per cercar di risolvere la situazione, venne creata la figura del Capitano del Popolo, che rappresentava la fazione dominante ed era esercitata solitamente da un nobile.

Il popolo, che da molto tempo anelava la pace, accettò la costituzione di un’autorità centralizzata. In questo modo, vennero conferite cariche podestarili, con poteri eccezionali e durata spesso vitalizia, così come accadde per alcune famiglie nobili, tra cui si ricordano i Della Scala a Verona; la famiglia D'Este a Ferrara; i Malatesta a Rimini e gli Sforza a Milano.

Verso la metà del XV secolo, l’Italia era caratterizzata da un periodo di prosperità e di relativa tranquillità. Si distingueva per la sua superiorità intellettuale tra il resto dei Paesi, dovuta alla nascita del grande movimento culturale conosciuto come “Rinascimento”.

Durante il XVI secolo, gli stati italiani furono preda degli altri Paesi. Nel 1501, Fernando II, il Cattolico, re di Sicilia dal 1468, unificò le Corone dei Regni di Napoli e della Sicilia. Quando, nel 1535 la famiglia Sforza perse il dominio della città di Milano, l’Imperatore Carlo V assunse il controllo del Ducato, ragione per cui la zona del Milanese divenne un territorio spagnolo per quasi duecento anni. Tra tutti gli stati italiani, solo Genova e Venezia mantennero la propria autonomia.

Durante il XVIII secolo, l’Italia continuò divisa sotto la dominazione di potenze straniere. Venezia divenne la porta verso l’Oriente, il Papato rimase sempre più isolato e Firenze perse definitivamente importanza nella sua regione. La Savoia, ubicata tra la Francia ed i territori di Asburgo in Italia, divenne sempre più potente. Il Duca Vittorio Amedeo II, vittorioso, rafforzò il suo potere dopo la guerra di Successione Spagnola. Il Trattato di

Utrecht consegnò la Sicilia nelle mani del Duca, che a sua volta la cedette all’Austria nel 1720, in cambio della Sardegna. Tramite questi trattati, i possedimenti della Spagna in Italia vennero trasferiti al Sacro Impero, che dominò la penisola italica per quasi tutta la seconda metà del XVIII secolo.

Nel 1796, Napoleone Bonaparte invase l’Italia e nel 1805 venne incoronato Imperatore d’Italia a Milano. L’anno successivo, si impossessò anche del Regno di Napoli. Nel 1810, tutta la penisola, Roma compresa, era sotto il dominio dell’Impero Francese.

L’egemonia di Napoleone in Italia iniziò ad indebolirsi solo dopo la sconfitta a Lipsia (1813), a cui seguì l’invasione del nord Italia da parte dell’Austria e l’occupazione di Genova da parte degli inglesi. Con il Congresso di Vienna (1814-1815), solamente il Regno di Piemonte e di Sardegna, quello di Napoli e dello Stato Pontificio, mantennero la propria indipendenza politica.

L’opposizione del popolo italiano all’occupazione austriaca si manifestò in un sentimento sempre più forte a favore dell’unità nazionale e dell’indipendenza, il cui primo sintomo fu la nascita di società segrete, che occuparono un ruolo di fondamentale importanza nei moti rivoluzionari del 1820, fortemente repressi dall’Austria.

Nel 1831 esplosero rivolte nello Stato Pontificio. Rappresentanti di diverse regioni, fatta eccezione di Roma e di alcune città vicino ad Ancona, si riunirono a Bologna e presero la decisione di trasformare il governo in una Repubblica. Papa Gregorio XVI chiese aiuto all’Austria per frenare il movimento rivoluzionario nelle terre pontificie.

Il movimento dei neoguelfi proponeva di affidare al Papa sia il potere politico che quello religioso dell’Italia. Nel 1846, l’elezione di Papa Pio IX, portò una nuova speranza ai sostenitori dei movimenti nazionalisti e neo-guelfi, che vedevano nel nuovo Pontefice, un uomo di indole liberale ed a favore del processo di unificazione dell’Italia. Pio IX diede inizio ad una serie di Riforme nello Stato Pontificio. L’esempio del Papa venne seguito poi dai reggenti di Lucca, Toscana e Piemonte. Nel gennaio del 1848, il popolo espulse l’esercito di Fernando II, re delle Due Sicilie, che, successivamente all’esplosione dei moti rivoluzionari nel continente, aveva promesso ai suoi sudditi una costituzione. A sua volta, Leopoldo II, Gran Duca di Toscana, approvò una costituzione per il suo Ducato. A Torino, anche Re Carlo Alberto, sotto consiglio di Camillo Benso Conte di Cavour, promise l’approvazione di una Costituzione.

L’Unità d’Italia

Il Re Vittorio Emanuele II, Mazzini, Cavour e Garibaldi, furono i principali protagonisti della storia dell’unità italiana. Dopo la Guerra Austro-Prussiana contro l’Austria, venne completata l’unificazione del regno d’Italia e nel 1871 Roma divenne la capitale dell’Italia Unita.

In seguito alla morte di Vittorio Emanuele (1878), il figlio Umberto I, salì al trono d’Italia. Durante il suo regno, l’Italia firmò nel 1882 la Triplice Alleanza con la Germania e l’Impero Austro-Ungarico, che imponeva una divisione dell’Europa in due blocchi. Umberto I venne assassinato nel 1900 ed il suo trono venne successivamente occupato dal figlio Vittorio Emanuele III.

Incoraggiato dagli esempi di Francia e Gran Bretagna, il governo mise in marcia un programma di politica espansionistica. All’inizio del 1885, una spedizione italiana occupava una parte dell’Africa orientale, che nel 1890 si consolidò come la colonia italiana di Eritrea. Durante questo stesso anno, l’Italia creò un protettorato al sud della Somalia britannica. Successivamente, il primo Ministro Francesco Crispi, decise di espandersi verso le coste e di impossessarsi dei territori interni dell’Etiopia, ma nel 1896, con il Trattato di Addis Abeba, l’Italia dovette riconoscere l’indipendenza dell’Etiopia. Nel 1911, provò ad impossessarsi della Libia ed entrò in guerra con l’Impero Ottomano, riuscendo ad occupare la Tripolitania e la Cirenaica. Tra il 1901 e il 1914, il Primo Ministro Giovanni Giolitti prese il potere, in un periodo che si distinse per il grande sviluppo sociale ed economico. Sotto molti aspetti, l’Italia era una democrazia in via di sviluppo, ma l’esplosione della Prima Guerra Mondiale impedì il processo di crescita.

Quando nel 1914 esplose la guerra, il governo italiano abbandonò la Triplice Alleanza e si dichiarò neutrale. Dopo aver firmato il Trattato di Londra con le potenze alleate, l’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico, all’Impero Ottomano ed alla Germania. Con i trattati firmati l’Italia avrebbe avuto il controllo del Trentino-Alto Adige, di Trieste, d’Istria e del Tirolo meridionale, ma non riuscì ad impossessarsi del resto dei territori che prevedeva il Trattato di Londra, in particolare di Dalmazia e di Fiume, il che portò al movimento dell'Irredentismo italiano.

Tra il 1919 ed il 1922, bande armate con forte inclinazioni nazionaliste, i fascisti si scontravano con gruppi socialisti e comunisti in diversi punti del Paese. Nel 1922, il leader del movimento fascista, Benito Mussolini, capeggiò la “Marcia su Roma”, che si concluse con le dimissioni del Primo Ministro. Il Re Vittorio Emanuele III diede a Mussolini l’incarico della formazione di un nuovo governo.

Mussolini sospese l’ordine costituzionale nel 1924 e creò uno Stato Totalitario. Si dichiarò responsabile delle proprie azioni davanti al re ed obbligò il Parlamento a riconoscere la sua autorità per approvare decreti come fossero leggi. Nel 1926, soppresse i partiti dell’opposizione.

Nel 1928, si aggiunsero ulteriori misure a quelle precedenti nel processo di trasformazione della nazione in uno Stato Fascista. Il potere supremo era nelle mani del Grande Consiglio Fascista, a cui appartenevano le alte cariche del partito, il cui Presidente era il Primo Ministro. Nel 1929, con la firma dei Patti Lateranensi tra lo Stato italiano e la Santa Sede, iniziò un periodo di 60 anni di controversia sul potere temporale del Papa, in seguito alla fondazione a Roma della Città del Vaticano.

La nomina, nel 1933, di Adolf Hitler come Cancelliere della Germania, venne ricevuta con precauzione dalla censurata stampa italiana. Hitler, in cambio, manifestò la sua simpatia per il fascismo italiano. Nonostante ciò, l’Asse Roma-Berlino non avvenne in maniera immediata.

Nel 1935, l’Italia invase l’Etiopia. La Società delle Nazioni accusò l’Italia di violare gli accordi pattuiti ed impose sanzioni economiche per la sua aggressione. La Società delle Nazioni, invece, non fu capace di applicare le suddette sanzioni, fatto che, ovviamente, favorì l’occupazione ufficiale dell’Etiopia da parte di Mussolini, proclamando il Re Vittorio Emanuele III, Imperatore di questo Paese. Nel raggio di un mese, insieme all’Eritrea ed alla Somalia italiana, l’Etiopia faceva parte dell’Africa Orientale Italiana. Nel 1936, dopo il riconoscimento tedesco della conquista dell’Italia, Hitler e Mussolini firmarono un accordo bilaterale con la finalità di raggiungere obiettivi comuni.

Durante le negoziazioni del Patto di Monaco (1938) e la successiva invasione del Sud- Ovest, Mussolini assecondò totalmente le richieste di Hitler. Nel Maggio 1939, firmarono un patto di cooperazione militare.

Nella II Guerra Mondiale, i successi della Germania durante il primo anno di conflitto, portarono Mussolini ad entrare in guerra insieme a Germania e Giappone.

In seguito al bombardamento degli alleati su Roma, il Consiglio ritirò la fiducia a Mussolini. Il Re Vittorio Emanuele III sollecitò le sue dimissioni e lo fece arrestare. Incaricò, inoltre, il Maresciallo Pietro Badoglio della formazione del nuovo governo, il quale, tra i vari provvedimenti adottati, decretò la completa abolizione delle organizzazioni fasciste in Italia.

Dopo la sconfitta fascista e l’esecuzione di Mussolini, il Comitato di Liberazione Nazionale decise di nominare come Primo Ministro Alcide de Gasperi, leader del Partito della Democrazia Cristiana, che assunse l’incarico nel 1945. Nel 1946, gli elettori votarono per la Repubblica ed il Re Umberto I abdicò.

I Democristiani vinsero le elezioni per l’Assemblea Costituente e divennero il primo partito in Italia. Enrico de Nicola, del Partito Liberale, venne eletto Presidente provvisorio della Repubblica mentre De Gasperi continuò come Presidente del Consiglio.

La Conferenza della Pace, avvenuta a Parigi nel luglio del 1946 portò all'internazionalizzazione di Trieste, alla cessione di vari territori ed al pagamento di danni all'URSS ed ad altre Nazioni ed al governo dell’Africa Orientale Italiana della Gran Bretagna. Nonostante le proteste degli italiani, l’Assemblea Costituente ratificò con l’astensione dei delegati comunisti e socialisti.

All’inizio del 1947, De Gasperi formò un nuovo governo di coalizione con comunisti e socialisti; in seguito, i rapporti tra i moderati ed i radicali si deteriorarono nel tempo. Durante la “Guerra Fredda”, l’estrema destra, composta per la maggior parte da vecchi discepoli di Mussolini e dai monarchici, divenne sempre più violenta. Iniziò la persecuzione di membri dei partiti di sinistra che occupavano importanti cariche pubbliche.

L’Assemblea Costituente stilò la bozza della Costituzione che entrò in vigore il 1° Gennaio del 1948. La campagna elettorale che fece seguito all’approvazione della stessa, coincise con l'intensificazione della Guerra Fredda e portò l’Italia sull’orlo di una guerra civile.

Nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione in cui si stabiliva l’indipendenza della Somalia italiana, dopo dieci anni di governo italiano sotto la supervisione dell’Organizzazione.

L’indipendenza della Libia, inoltre, venne approvata nel 1952, così come una commissione speciale nel caso dell’Eritrea.

Nel 1963, i membri moderati del Partito Socialista Italiano (PSI), sotto la direzione di Nenni, si trovarono d’accordo nel costituire un governo di centro-sinistra, fatto, questo che non succedeva dal 1947. Il Democristiano Aldo Moro formò un governo di coalizione con la partecipazione di quattro partiti, con lui nel ruolo di Primo Ministro.

La fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 furono caratterizzati da una successione di governi di coalizione di breve durata, sotto la direzione dei democristiani. Il peggioramento della situazione economica e l’ondata di sequestri e della violenza politica che regnavano nel Paese, portarono alla perdita della fiducia al governo ed all’appoggio del Partito Comunista Italiano (PCI) e del suo Segretario Generale Enrico Berlinguer.

La violenza e l’anarchia, che flagellarono la società italiana durante gli anni ’70, acquisirono toni sempre più violenti. I terroristi di estrema sinistra, indignati della decisione del PCI di allearsi con il governo, iniziarono una serie di attacchi.

Nel 1981, Giovanni Spadolini, leader del Partito Repubblicano, divenne il Primo Ministro democristiano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le crisi di governo del 1983 portarono alla formazione di un nuovo governo sotto la direzione di Bettino Craxi, il Primo Ministro socialista dal dopo guerra. Nel 1984, sotto la sua direzione, il governo firmò un accordo con il Vaticano secondo il quale il cattolicesimo finiva di essere ufficiale nel Paese. Da questo momento fino al 1994 si susseguirono diversi governi di breve durata.

L’inizio degli anni ’90 è caratterizzato da una serie di fattori, come la recessione economica, l’alto indice di disoccupazione, la scoperta di numerosi casi di corruzione politica ed un’enorme influenza esercitata dalla Mafia.

Nelle elezioni del 1994, una coalizione di destra, il Polo delle Libertà, prese il potere. Il Polo delle Libertà è formata dalla Lega Nord (in passato chiamata Lega Lombarda), Alleanza Nazionale ed il partito di Forza Italia creato dal magnate dei mass media Silvio Berlusconi, che si instaurò come Primo Ministro. Durante le elezioni generali avvenute all’inizio del 1996, vinse la coalizione di centro-sinistra l’Ulivo, che portò Romano Prodi alla Presidenza del Consiglio (Primo Ministro e Capo del Governo).